Majella orientale: Anello della Val Serviera 28 Settembre 2014

A cura dell’AE Massimo Prisciandaro

Partiamo di buon mattino alla volta di Fara S. Martino (458 m), grazioso paese alle pendici della Majella noto per suoi pastifici,  con un gruppo nutrito di soci della sezione di Pescara. L’escursione che ci attende è l’anello della Val Seviera, itinerario ad anello molto conosciuto che percorre una delle valli più belle e selvagge delle Majella. Apparentemente uniforme se ammirato da occidente, il versante orientale della Majella nasconde invece nel suo cuore tutta una serie di sottogruppi, valli, boschi, canyons, ghiaioni e pietraie, pareti rocciose, paurosi baratri e sconfinati altipiani in quota, raggiungibili solo dopo ore di cammino inoltrandosi nelle sue profonde valli e spaccature.

Oltre al sottoscritto sono presenti gli accompagnatori Elvio Verna ed Alessandro Galli. La  prima sosta prevede una fermata al solito bar di Fara S. Martino per una veloce colazione ed un caffè  che farà svegliare quelli di noi ancora un po’ assonnati. Raggiunta la località Capo Le Macchie (630 m) alcuni di noi con due macchine scendono verso la parte terminale delle Gole di San Martino; occorre organizzarsi lasciando una macchina alla fine del percorso, altrimenti a fine escursione  bisognerà colmare a piedi una distanza di circa 4 km di asfalto, tutti in salita, per ritornare al punto di partenza. Completata questa operazione raggiungiamo nuovamente località Capo Le Macchie, verificati gli ultimi dettagli e l’equipaggiamento dei partecipanti iniziamo l’escursione verso le 9:30. Imbocchiamo un evidente sentiero ben segnato da segnavia bianco-rossi, da poco rinfrescati, e alternati, di tanto in tanto, a segni di vernice verde con scritta gialla F2 . Il sentiero entra subito in un boschetto e dopo un breve tratto pianeggiante inizia subito a salire ripidamente. Con una serie di tornanti su terreno pietroso guadagniamo quota abbastanza velocemente e in una ventina di minuti raggiungiamo una prima fontana a quota 840 m. Il panorama inizia ad aprirsi sul paese di Fara San Martino, sul piccolo Lago di Casoli e sulle colline chietine. Proseguiamo ancora in ripida salita per un po’, poi il sentiero migliora e la pendenza diminuisce. In 40’ raggiungiamo la cresta in corrispondenza di una seconda fontana, poco sotto la croce di Colle Bandiera (1197 m). Facciamo una breve sosta per permettere a tutti di riprendere fiato, riempire le borracce con acqua fresca e scattare qualche foto. Qui il panorama si apre maestoso. Di fronte a noi la forra della Valle del Fossato e la rocciosa parete nord di Cima della Stretta (1584 m). Più a destra, invece, è stupendo il colpo d’occhio sul grandioso anfiteatro roccioso delimitato dalla catena del Martellese, con in primo piano Cima Macirenelle (2017 m). Ripartiamo dopo la breve sosta e ci dirigiamo  verso nord, raggiungendo in breve la cresta di Colle Bandiera. Si prosegue in salita sul sentiero ben segnalato che man mano inizia a piegare verso sinistra. Dopo circa 25’ dalla fontana di Colle Bandiera si raggiunge un bivio (circa 2h dalla partenza). Approfittiamo della deviazione per alternarci alla conduzione del gruppo, passo io in testa, mentre Elvio passa in fondo a chiusura del gruppo. Da questo punto si lascia a destra il sentiero che sale verso Cima Macirenelle (2017 m) e si prosegue dritti seguendo le indicazioni per la Grotta Callarelli (1560 m). Dopo poco raggiungiamo la base di un canalone che scende da Cima Forcone (2240 m). Con ampi zig-zag risaliamo il canale che abbiamo di fronte finché il sentiero non piega decisamente a sinistra ed entra nella faggeta. Una serie di ripidi tornanti ci portano fino a quota 1600 m. Da qui in poi il sentiero continua per un lungo tratto con lievi saliscendi, sempre all’interno della faggeta, tagliando in modo traversale  il fianco verticale della montagna e passando a pochi metri da abissi profondissimi. Ancora un tratto in discesa e di colpo si esce dalla faggeta proprio di fronte alla Cima della Stretta (1584 m)  e al profondo abisso della Val Serviera. Da questo punto in avanti procediamo allo scoperto con dolci sali e scendi. Ci troviamo immersi in un paesaggio spettacolare ed isolato e tutto l’ambiente circostante assume l’aspetto tipico dell’alta montagna. A questo punto cedo la conduzione del gruppo ad Alessandro, oltrepassiamo  Fonte Viola, una minuscola sorgente che sgorga proprio  lungo il sentiero ed arriviamo in prossimità di alcune grotte pastorali che, vista l’ora, rappresentano il nostro punto di sosta per un meritato panino (circa 4 h dalla partenza). Riprendiamo il sentiero e  dopo circa mezzora si è in vista della Grotta Callarelli, a quota 1560 m posta quasi sul fondo della val Serviera alla confluenza tra la Valle dell’Acquaviva e la Val Forcone. Proseguiamo scendendo nel fosso della Val Serviera, superiamo il letto del torrente, asciutto in questo periodo, risaliamo seguendo una indicazione rossa che indica la direzione da seguire. Attraverso una traccia appena evidente il sentiero torna a salire, si oltrepassa un’altra grotta e poco prima di rientrare nel bosco si ritrova la segnaletica verde e gialla F2 del Corpo Forestale che d’ora in poi indicherà la via da seguire, alternandosi di tanto in tanto con dei vecchi e scoloriti segni giallo-rossi. Il sentiero torna ad essere molto evidente e, in leggera salita, attraversa una bella faggeta. Dopo circa 20’ raggiungiamo la cresta della Cima della Stretta che separa la Val Serviera dalla Valle di Santo Spirito. Il panorama da qui è meraviglioso siamo immersi un uno degli ambienti più selvaggi e spettacolari della Majella, da alcuni punti riusciamo a  scorgere entrambe le valli. A questo punto facciamo una sosta leggermente più lunga, dal momento che alcuni di noi cominciano ad accusare la stanchezza e c’è un socio che avverte dei dolori ad un ginocchio. Ci aspetta ora una lunghissima discesa nel bosco che di tanto in tanto, aprendosi, offre degli scorci stupendi sulla Valle di Santo Spirito e sulle sue verticali pareti rocciose. È possibile intravede anche il sentiero di fondovalle che da qui sembra lontanissimo e irraggiungibile. Dopo circa 1h e 30’ dall’ultima sosta arriviamo in località Bocca dei Valloni (1055 m) dove sono presenti dei tavoli da pic-nic ed una fonte in questo periodo asciutta. Bocca dei Valloni rappresenta il punto dove termina la Valle di Santo Spirito e inizia la Valle di Macchialunga. Da questo punto, risalendo il sentiero,  si accede alla Val Cannella e quindi al rifugio Manzini e al Monte Amaro (2793 m), percorrendo uno dei sentieri con il maggiore dislivello dell’Appennino. Dopo una breve sosta ed avere consentito a tutti di riposare e  stuzzicare qualcosa per recuperare le ultime energie riprendiamo il percorso svoltando a sinistra e cominciamo a scendere lungo la spettacolare Valle di Santo Spirito. Si attraversa dapprima una bella faggeta, dopodiché si esce allo scoperto al cospetto di imponenti ed impressionanti pareti di roccia sulle quali sono aggrappati faggi isolati che sembrano voler sfidare ogni naturale legge di gravità. È sorprendete vedere come in questi luoghi la natura si sia divertita a scolpire forme bizzarre e spettacolari. Dopo circa un’ ora di cammino, raggiungiamo i ruderi dell’antico monastero di San Martino e le omonime e famosissime gole. Attraversiamo questo intaglio nella montagna largo poco più di un metro con pareti strapiombanti che, in alto, sembrano volersi toccare e ci ritroviamo nel piazzale poco distante dal punto dove questa mattina avevamo lasciato l’auto (450  m, 9h e 30’ dalla partenza). Siamo ormai al tramonto, dopo una breve sosta saliamo sull’auto lasciata in mattinata e ci dirigiamo nuovamente in località Capo Le Macchie per  recuperare le macchine che avevamo lasciato alla partenza della nostra escursione. Ripartiamo alla volta di Pescara che sono circa le 19:30, Siamo stanchi ma felici per avere effettuato una escursione su uno degli itinerari più suggestivi e selvaggi  della Majella che ci ha permesso di trascorrere una giornata immersi in una natura selvaggia ed incontaminata lontano dalle frenesie e dallo stress della quotidianità.

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